aprile 11, 2008

Un mese dopo


A crescere siam capaci mica in tanti. Passare da una forma all'altra ancora meno. Rimaniamo attaccati alle nostre piccole convinzioni, pensiamo d'essere bravi, d'essere grandi e poi vai a vedere siamo proprio piccoli e stupidi. 
Per crescere e addirittura capire bisogna attraversare il dolore. Vedere le cose in un altro modo, guardarsi dentro, scoprire che non si è poi così evoluti, ma solo semplicemente invecchiati. 
Si è visto il film Juno.
Si comprenderà come lo stato d'animo sia veramente lontano. Il film di suo è proprio bellino e recitato benbene. Non ho capito Giuliano Ferrara. Ma forse non abbiamo visto lo stesso film. 
Noi che ci siamo passate non eravamo proprio per niente così. Era tutto molto più doloroso e conflittuale. Davvero.
Poi si guarda la culla e si pensa che un mese fa eravamo molto lontane da dove siamo adesso. Oggi  Joshua fa il complimese. 4 kg. e 600 gr. 
Signora mia come son cambiati i tempi.

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marzo 17, 2008

Uno non lo sa


Ho capito perché i nonni impazziscono per i propri nipoti. Perché si ricordano. Ci si dimentica di tutto. Ci sono foto sbiadite che ricordano quando i figli erano piccoli e succede inevitabile che il presente abbia sempre il sopravvento e non ci si può far nulla e si dimentica presi dal presente di quand'erano piccoli i propri figli, e li si intravede nella figura dell'oggi oramai grandi. Si vive del presente dimenticandosi di cosa è stato prima e avendo solo voglia di andar avanti a finire il giorno. Osservando le smorfie, contemplando le facce, sentendo i suoni, ascoltando i vagiti, seguendo le movenze del piccolo Joshua m'è sembrato di fare un tuffo nel passato e son ritornata a rivivere delle sensazioni perdute eppure non era l'intermittenza del cuore. Non c'era proprio quella roba lì. E' un sentimento diverso: straniante e familiare. Un passaggio nel tempo con tutta l'esperienza acquisita e nel contempo tutta la novità dell'apprendere di trovarsi di fronte a un nuovo essere da impostare, educare, accudire e formare. Ovvio con amore. La quotidianità di vedere la trasformazione impercettibile del viso, da neonato a persona corta, comporta una somma di sentimenti di proporzioni colossali. Ma non è definibile come sentimento materno. E' ripeto roba difficile da raccontare: un trasporto d'amore senza il senso d'attaccamento 'morboso' (se di morbosità si può dire dell'amore materno), comunque un amore affettuoso. E' vero semmai che i rapporti si costruiscono nella quotidianità, sull'accudimento e la cura giornaliera che si ha verso la famiglia, sulla sfinente necessità della presenza. Altrimenti sono solo parole scritte sulla battigia, destinate e scomparire alla prima onda. La realtà di tutti i giorni è la vera relazione dura con tutti i suoi scazzi e i suoi incontri, tra pianti e sorrisi.
E rimane che non c'è niente da fare: l'umano di fronte a un neonato rincoglionisce sempre. Sarà la continuazione della specie, sarà il futuro, sarà la speranza sarà quello che si vuole ma uno non lo sa mai com'è che finisce a fare l'idiota chiacchierando del nulla, bisbigliando suoni incomprensibili, raccontando rumori illogici all'orecchio di Joshua. Uno non lo sa di quanto rincoglionisce. Sul serio. Mica per dire.

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marzo 11, 2008

I sui piedi


Capita che alle 5.00 del mattino ci si svegli, si chiami l'ambulanza, e ci si precipiti in ospedale. Capita che si accarezzi la fronte della propria figlia madida di sudore. Capita che le acque si aprino in bagno all'improvviso e capita di ascoltare le urla dietro una porta chiusa. Capita che sia nato veloce e perfetto alle 7.17 del mattino a Chennai in India e che pesi 3 chili e 650 grammi. Capita che quando lo portano avvolto in una copertina azzurra si scoppi in lacrime. Capita che l'abbiano chiamato Joshua. (Translation: Giosuè). 'Ché una nuova vita è sempre una nuova storia da raccontare e si spera non tiri giù le mura di Gerico. 
Per intanto è calmo e tranquillo. Questi sono i piedi che metteranno mano al mondo.

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