ottobre 27, 2006

Della consapevolezza senza colpa


Quando si è grandi nel senso di maturi si capisce a fondo la tematica dei rapporti umani basati su: sesso, soldi, e successo, cioè la tematica delle tre esse invariabilmente legata al potere (che poi è il successo). Bisogna comprendere in sintesi che tutto questo si traduce comunque in estrema solitudine non percepita in modo consapevole dal potente. Perché quando si è arrivati è naturale circondarsi di nani e ballerina, che la corte è importante per un potente, 'che la solitudine dello/dallo stesso è sempre disprezzabile e disprezzata.
In questa città come in tutte le città dove girano tanti soldi la storia è esattamente uguale alle altre città. Se hai potere non parli e non dici niente di male dei tuoi simili in pubblico, in privato ci si sbizzarrisce in infinite cattiverie e sublimi crudeltà. Prendi il magico mondo moda: stampa e stilisti. Sono tutti vincolati e stritolati tra loro. Non si parla male dell'ultima sfilata anche se fa cagare perché altrimenti lo stilista non passa i soldi della pubblicità su cui spesso e volentieri il giornale (e quindi i giornalisti) vive. Prendi il magico mondo degli chefs e cucine: piccole invidie e umane stronzaggini. E non si parla mai veramente male di un prodotto perchè altrimenti l'azienda non passa i soldi della pubblicità. Ne sono tutti ben consapevoli. Altrimenti qull'azienda viene danneggiata nella sua immagine e ne soffre il mercato e soprattutto si licenziano mille persone, e questa colpa non bisogna averla. Il giornalista libero di dire quello che pensa su una qualsiasi azienda (potente) italiana/mondiale non lo può fare a meno che non scriva su giornali che non hanno potere e visibilità. Ed è labile il confine tra cose buone da mangiare e quello meno buone. Ma se una cucina fa schifo, fa schifo e basta. Eppure un mondo intero mangia schifezze e quanta gente va in giro a bruciare McDonald's?
Capita a volte che le famose penne scrivano male di qualche altra penna famosa in virtù di una chiarezza mentale che non esiste e non fa altro che gettare discredito sulla categoria perchè i rapporti esistenti
sappiamo essere delicati, e diplomatici (tra potenti, tra chi sa persegue il do ut des e chi invece è semplicemente un pirata con tutte le nefande conseguenze). Si assiste spesso a quello che io chiamo 'gioco al massacro', lo si vede ogni giorno il massacro.
Lo si percepisce dalla cattiveria di interviste e controinterviste rilasciate e mai che il semplice lettore intraveda una chiarezza mentale, una logica ferrea sulla via da seguire. Succede spesso che si legga e non si capisca dove il potente voglia andare a parare, solo dei messaggi in codice e nessuno di noi ha il manuale di decodificazione di quel codice. Il potere difatti è sempre molto preciso e chiaro nei suoi fini, ma è sempre perseguito con estrema nebulosità nei suoi mezzi almeno qui in questa Italietta di mezzo, senza potere mondiale.

Se uno dice pane al pane capita che non abbia amici e capita soprattutto che accetti una dimensione di solitudine che è la dimensione della libertà d'espressione. Perché più sei libero e meno hai potere.
Spesso ho l'impressione di appartenere a una strana genia che nulla ha a che vedere con le tre esse sopraddette. E quando scrivo di luoghi non faccio caso che in quei luoghi le persone ci abitano e ci lavorano perchè io guardo oltre, e la vita infima (mia e quella degli altri) non ha molta importanza perchè le persone cambiano tantissimo senza neppure accorgersene, mentre la materia rimane tale e quale per moltissimo tempo. La mia vita non ha grande importanza dato che non vivrò in eterno pertanto quando maneggio la materia per farla diventare cibo, in realtà non faccio un'operazione che rimane nella storia, mentre se maneggio scritti e parole queste rimangono. Le parole hanno un potere inspecie se scritte. Ne sono molto consapevole.
Se solo sono sussurrate nei camerini, se solo si dicono nei salotti, se solo se ne parla nelle cucine (quella sfilata fa schifo, quel libro fa cagare, quel posto è orrendo, quel giornalista è uno stronzo, quella presentatice è una cocainomane) sono solo 'basse voci da corridoio', le parole non sono consapevoli e sono colme di colpa appunto perchè non consapevoli.
Se un blogger scrive sul suo blog una stroncatura di
estrema chiarezza mentale il potere della parola scritta e la libertà di mancanza di potere derivata dalla sua posizione inaspettatamente dà voce a tutti quelli che hanno aperto la bocca e hanno sussurrato cattiverie un momento prima e se ne assume la completa responsabilità, e definisce la colpa con consapevolezza. Senza sentirsi assolutamente in colpa. Soprattutto senza dimenticare che molti tra quelli che sussurravano erano magari giornalisti potenti. E la blogger qui presente è fiera di non essere una giornalista o un potente. Non potrebbe parlare e scrivere come scrive e parla: con consapevolezza e senza colpa.
Mi si fa notare che non bisogna parlare male di nessuno perché non si sa mai chi hai di fronte nella logica delle tre esse. La blogger qui presente di rado parla male di qualcuno. Parla male delle opere, dei materiali e delle cose. Un filo diverso. perché ha la piena consapevolezza che parlare male di qualcuno bisogna averne piena conoscenza. Siccome parto dal presupposto che io stessa non mi conosca appieno, è assolutamente inutile che mi metta a parlare male di qualcun altro.

La propria chiarezza mentale sta nel fatto di scegliere se avere la libertà di dire e rimanere soli, o il potere di fare e di stare in compagnia. Avere questa chiarezza significa scegliere di perseguire una propria visione e non quella imposta da altri. Se si scrive bisognerebbe avere la chiarezza mentale di sapere che la solitudine è dietro l'angolo, perché il potere della parola scritta è esattamente uguale al potere della logica delle tre esse. E' un po' come giocare in borsa: un giorno si sorride e il giorno dopo non più. Se si scrive bisogna avere la consapevolezza che è come entrare nella logica delle tre esse. Con una enorme differenza. Lo scritto rimane scolpito nel tempo, oltre noi e la nostra piccola vita. Del resto i romani (quei romani lì, mica quelli di adesso) lo dicevano: verba volant scripta manent. Bisogna perciò avere la consapevolezza senza colpa. Ecco io scrivo senza colpa e mi sento di dire che scrivendo in modo consapevole ho la percezione della mia totale solitudine. Scrivere è avere possesso del potere delle parole senza avere il potere delle tre esse. E' un altro tipo di potere. E' il potere della solitudine. Della consapevolezza di essere soli.

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4 Comments:

Blogger orizzontidelgusto said...

Credo che la superiorità di un uomo non stia tanto nella suapotenza, ma nella sua libertà... quella di poter scegliere chi e cosa essere senza alcun giogo, di possedere totalmente ciò che si è voluto, senza dover per forza piacere e compiacere ... e questo comporta ovviamente un certo grado di solitudine...

5:52 PM  
Anonymous arma said...

Hei Giò, mi pare che te la vivi un po' triste sta storia del potere delle parole, che non sono SSS ma più semplicemente pietre e dopo non possiamo ritirare la mano, la responsabilità di quello che abbiamo scritto ce la dobbiamo prendere. Una volta mi sono tolta un sassolino da una scarpa ed è diventato un bel pietrone. Non me ne pento, ma una volta basta. Per stile e strategia preferisco stare ai margini anche perchè nessuno di quelli che non hai citato parla come mangia.
Abbracci

9:23 PM  
Blogger alfu2 said...

noi ti si legge perchè sei schietta ... e sulle conseguenze delle parole penso che conti molto l'intenzione che si ha... se mi stronchi Gold per le ragioni che hai spiegato ..non ci trovo niente di male ..anzi è opera pedagocica...siamo stufi di paccottaglia..pane al pane..per dire

10:46 AM  
Blogger adelina said...

Cara GRANDE CUOCA,
tu lo sai, non sempre comprendo il senso delle tue parole, però spesso sento di condividerle.
Fatto strano che mentre tu parli di solitudine, io leggendoti mi sento meno sola e mi consolo...

11:42 AM  

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