dicembre 03, 2005

2006. Roma. Puntarelle.


Scusate il black out ma sono andata a Roma dopo tanto. 8 anni credo. Poi faccio i conti meglio e no sono molti di più. Il tempo passa che a confronto il pendolino va piano e di fatti rispetto allo Shinkansen va pianissimo ed è subito sera meglio dire morte. Nel senso che già mi vedo canuta e a Roma ci devo tornare più spesso. Perché è la città più bella del mondo. E non è un modo di dire. Mentre rientravo in albergo la sera tardi (l'una) mi sono trovata per caso davanti alla Fontana di Trevi. Giuro per caso. Mi sono guardata attorno e l'ho rivista: lei Anitona. Non c'era quasi nessuno e gridava "Marcello vieni" e vuoi che Marcello se ne stia fermo come un coglione? ovvio che si butta pure lui. In effetti la Fontana e la sua vasca sono piccole. Un luogo intimo. Farci il bagno in due è perfetto. Una vasca per due.
Sono andata a mangiare in posti BUONI. Dicono di Anthony Genovese che è bravo. Il suo ristorante "Il pagliaccio" in via dei Banchi Vecchi 129/a (tel. 06.68809595) è un ottimo ristorante con dei prezzi ridicoli rispetto a quelli di Milano. A Milano per mangiare come si mangia da Anthony si spende il doppio e si mangia da culo. Anthony è Bravo e Marion la pasticcera è Sublime. Aggiungo che è sottovalutato. Aggiungo che io ci sono stata da Cracco3stelle. Bho. Forse potremmo aprire un discorso sulle emulsioni e sulle sifonate e sui gusti e sulle stelle. Ho l'impressione che ci stiamo facendo grandi menate e pippe. Se metto 10 brave cuoche/cuochi senza limiti di budget e di soldi e di banche e di e di...credo che da tutti uscirebbero belle idee. L'importanza è soprattutto saper scrivere bene i menù. L'importanza è capire la provenienza dei prodotti. La vera conoscenza sta per me nella sperimentazione e identificazione. Io sperimento e alla fine arrivo a creare un prodotto che avvolge tutta la lingua nelle varie parti sensoriali delle papille gustative (CHIMICA ragazzi CHIMICA). Poi ricerco prodotti di varie regioni d'Italia e li accosto e li identifico nella memoria storica della regionalità (che tutti gli italiani nel bene e male hanno)
Ringrazio per la bella e simpatica tavolata Frattaglia e Cavoletto, le ringrazio perché c'è sempre da imparare e io in questo periodo mi sono intrippata nelle mitiche puntarelle. Ebbene Frattaglia mi ha fatto una bella ed esclusiva lezione sulla puntarella che potete trovare
qui. Devo imparare a farle. Le adoro. Le ho mangiate. Da nordica con verdure anacquate dico che le puntarelle che ho mangiato erano buone. Non strepitose certo. Ma comunque BUONE. Adoro i carciofi fritti alla giudia. L'abbacchio e il maritozzo e milioni di altri piatti che solo a Roma si trovano. Un po' dicono si è sprovincializzata (ma è mai stata provincia Roma?). Capisco come sia diventata la città del cinema (il Cinema vero, mica Hollywood). E capisco pure Rome caput mundi del nostro Occidente, nell'immaginario collettivo ha fatto la Storia e pure studiando il latino intuisci che i romani avevano già scritto tutto perché avevano capito tutto. Roma con la sua luce, i suoi pini, le sue antiche pietre, le fontane e le chiese... poi torni indietro e ti sembra tutto tristarello. E le puntarelle a Milano col cazzo che le trovi BUONE.

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4 Comments:

Blogger franchetti said...

...e tu ti lamenti che il tempo e` un treno... io ci sono stato la bellezza di 20 anni fa. Un Concorde(anche lui ormai in disuso)il tempo.
Allora ero uno sbarbatello che girava col palestinese al collo e la sua buona scorta d’erba ticinella in scatola d’alluminio della Camel.
Sono stato posteggiato per un mese alla Magliana, sto quartiere enorme, e per fortuna i bus funzionavano decentemente.
A parte la partenza al mattino, immancabilmente dal colosseo o da terni, giravo tutto a piedi. Forse preso da crisi mistica (ti dico che l’erba era veramente buona) penso di avere girato quasi tutte le chiese del sacro luogo, aggregandomi ogni tanto a gruppetti di turisti tedeschi o francesi che ricevevano spiegazioni dalle guide turistiche. E li` ho cominciato a capire l’importanza del conoscere le lingue.

La pappa: che dire, ero sgranato, mangiato tante pizze al taglio e trattorie (impressa mi e` rimasta La Parolaccia piu` per l'ambiente popolano che per il cibo ma gli arrosti erano veramente buoni). Per un paio di giorni ho girato con 2 ragazze incontrate al Motta (del paese vicino al mio, avvicinate perche` lo ho sentite parlare in dialetto. Poi e` saltato fuori che queste mi vedevano passare tutte le mattine in motorino con il mio immancabile palestinese) e ci siamo veramente divertiti. Anche noi capitati casualmente alla Fontana di Trevi, siamo rimasti stupiti dal fatto che nel film sembra piu` grande. Nessuna delle due assomigliava all’Anitona felliniana. Io non avevo niente in commune con Marcellone, se non la lingua.
La vita e` come il cinema ma non ne siamo i registi. A volte solamente controfigure.

6:50 AM  
Blogger Gourmet said...

Cara piccola Cuoca...
Grazie di cuore per il link ;-))
Tra noi buongustaie ci si riconosce al volo..Vero??
Mi sto intrippando da molto tempo ormai, di cucina vino e...Cibo in generale!
E da poco tempo ( ma già li amo) dei foodblog...
Chissa che un giorno o l'altro si fa un petit raduno,qui o lì..Visto che non siamo lontane..
Che ne dici?
Complimenti per il post...e il blog!
Baci
:-)
Sandra

11:52 AM  
Blogger perec said...

cara piccola cuoca,
la prossima volta che torni a roma, chiedi a cavoletto l'organizzazione di un incontro. e' una vita che cerco di andare al pagliaccio enon ci metto piede. ma per un incontro del genere, sono certa che farei i salti mortali. condivido l'apprezzamento per roma, citta' nella quale mi sono trasferita da qualche anno. e condivido il paragone con milano, citta' degnissima ma troppo cara per i miei gusti (e spesso, immotivatamente cara). questo e' un psoticino che linko al volo. mi piace come scrivie mi paice leggerti. perche' togliersi il piacere?

5:21 PM  
Blogger orizzontidelgusto said...

... dedicata a te, a Sigrid e ad Arma...

"La melodia der bucatino"

Quanno er sugo è tirato ar punto giusto
La pasta è cotta ar dente e a giusto sale.
Fatto il piatto, si può passare finalmente
all’”intorcine”
Che è er momento più fino e delicato
der come se manovra er bucatino:
mentre tenghi'n funzione l'odorato
e pregusti la gioia der sapore,
infili la forchetta con amore,
acchiappanno sortanto du' o tre fili,
stanno attento ner mentre che l'infili,
a spostà er giro su bordo der piatto, così er boccone te viè compatto.
Come de canna d'organo che sona,
a nun succhià co' troppa frenesia,
fa bene attenzione,
ché si er fischio num sorte a perfezzione
nun te s'accorda co' la melodia.
Si la succhiata è giusta, er bucatino
va in bocca e te da gioia, drento ar petto,
e la forchetta diventa n'archetto
e li spaghetti corde de violino...
Mauro Marè

8:05 PM  

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