maggio 06, 2006

2006. Rimini. Le amarene.


Tirava un vento che non vi sto a dire. Un vento gelido, quello che ti stacca le orecchie e il naso. Il mare neanche minaccioso, di certo non calmo, sbatteva le onde sul battiasciuga con particolare violenza. La spiaggia era deserta e le bandierine erano congelate dritte, neanche sbattevano, se ne stavano proprio dritte sull'attenti da tanto freddo che faceva. Ogni mattina dalla stanza dell'Hotel Mediterraneo appena sveglia osservavo il mare e seppur con tanto vento mi metteva tranquillità. Mi veniva da cantare la canzone di Ruggeri "il mare d'inverno" e difatti era pieno inverno...
Uno che non mette tranquillità è Nicola Fabbri, un uomo con l'argento vivo che gli scorre nel sangue, dall'attività e dall'intelligenza brillante, simpatico e come se non bastasse è pure bolognese. Alto, magro e abbronzato, sempre elegantissimo e chicchissimo, sembra uscito da un film anni '50, per quella sottigliezza d'essere gentiluomo e nel contempo per la grande disponibilità umana di imprenditore da ricchezza sedimentata, che nulla deve dimostrare, ma che deve mandare avanti un bel po' di azienda. Credo che l'amarena Fabbri stia nell'immaginario collettivo di tutti gli italiani della generazione anni '60, chi non si ricorda la boccia di ceramica con i fiorellini blu? Siamo cresciuti con quel carosello, e tuttora molti miei amici hanno una passione smodata per le amarene e continuano ad averla seppur segreta e nascosta. Le amarene hanno la capacità di riportarmi subito indietro nel tempo: quando andavamo a raccoglierle con nonna Teresa e stavamo poi a cuocerle per trattarle e a metterle sotto vetro. Le amarene sono strane e speciali, antiche e arcaiche. Perché non sono grosse e ciccione come i duroni, sono piccole, aspre e amare e bisogna zuccherarle tanto affinché diventino commestibili. Insomma le amarene sono un frutto arcigno.
Tutto il contrario di Nicola che non è per nulla arcigno. Anzi. Mi faccio sempre delle grasse risate quando ci vediamo, sarà l'accento, saranno i modi da vero signore, sarà la simpatia innata, sarà la carica umana, finisce che mi diverte incondizionatamente.
A Rimini ogni anno si fa una fiera importante detta Sigep, è la fiera dei gelatai e dei pasticcieri. L'azienda Fabbri aveva indetto un concorso lo scorso anno e non so come l'ho anche vinto (ma secondo me giusto perché sono raccomandata e sono amica sua...questa è la mia spiega scientifica, e qui c'è la ricetta della vittoria). Sono stati un tre giorni intensi e febbrili e Nicola è stato molto ospitale e gentile e cortese e tutte quelle cose lì che ti mettono a tuo agio e alla fine non so perché ma addirittura mi hanno dato un premio! Adesso quel premio torreggia accanto alle bottiglie preziose di casa. E anche se i premi a me non piacciono e detesto le premiazioni e faccio di tutto per uscirne viva e m'ammorbano profondamente e i concorsi mi fanno abbastanza pena, (ma perché sono una con la puzza sotto il naso, un'ignobile snob...senza nessuna nobilitate appunto) devo dire che incredibilmente a Rimini mi sono divertita un casino e ho incontrato moltissime persone simpatiche e tanti pasticcieri che volevo d'impulso sposare (e sono contraria al matrimonio per innumerevoli motivi). Mica perché erano belli ma perché erano superbi nel presentare piccoli capolavori di manifattura. Ecco quel tipo di artigianato lì lo trovo sublime. Penso a quanta fatica faccia il pasticciere a produrre un capolavoro e in quanto poco tempo tale fatica scompaia smembrata dalla voracità umana. Uno poi dovrebbe parlare della caducità del pensiero, della frammentarietà dell'esistenza, dell'impermanenza cellulare, dell'incosistenza del sistema, della vaghezza delle opere, dell'incostanza degli affetti, del depauperamento della vita, della casualità del destino:
ma che cazzo dovrebbe dire un pasticciere?

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11 Comments:

Anonymous Anonimo said...

amarene fabbri mmmmm, che tuffo nel passato, pensione "bella romagna" casalborsetti, ra (lo stesso mare che hai descritto ma versione estiva), gelato alla crema (quella vera, gialla a furia di tuorli!!)della signora wanda, con amarene fabbri...mantecato in un angolo del bar della pensione...negli anni 80 non hanno rinnovato la licenza per produrlo per mancanza di norme igieniche..fine di un mito. Eppoi torta foresta nera e sfogliatelle frolle, le amarene sono proprio un prodotto trasversale che unisce nord e sud!
saluti cat

9:17 PM  
Blogger hanako said...

dice che l'energia del pensiero e della manipolazione si trasmettono al palato

3:50 PM  
Blogger Uccelli Ribelli said...

eh però un si fa così. Io voglio assaggiare la torta.
Congratulazionissime per il premio!

6:52 PM  
Blogger rosso fragola said...

congratulazioni!
Ciliegine...Ce ne sono ancora? :-))

9:23 PM  
Blogger giarina said...

il vaso delle amarene fabbri è sempre qui, nella credenza della mia cucina.
se non avessi il terrore di rovinarla, proverei a farla anch'io questa meravigliosa torta.

10:37 AM  
Blogger Gourmet said...

Sei una snob "diversa", piccola Giò!! ;-)
Non proprio snob, ma un pò snob... o vabbè fa lo stesso!!
Hai capito vero??
Baci
S

4:43 PM  
Anonymous Martin said...

Cara Giovanna, è sempre un piacere leggere il tuo blog, sopratutto in questa occasione, che parli di quelli bellissimi tre giorni che siamo stati insieme a Rimini e Riccione. Ho trovato delle persone simpaticissime, compresi tu e Nicola Fabbri, ovviamente.
Adesso sono lontano, al "culo del mondo", come lo chiamiamo noi, ma penso sempre con molta allegria a quelle giornate. Ti saluto affettuosamente da Buenos Aires, e spero di poter ritornare pronto in Italia e trovare tutti i colleghi.
Martin

1:19 AM  
Blogger Uccelli Ribelli said...

dunque

3:39 PM  
Anonymous Anonimo said...

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8:55 AM  
Anonymous Anonimo said...

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2:00 AM  
Anonymous hotel rimini said...

Le amare degli hotel rimini sono sempre le migliori

10:34 AM  

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