gennaio 18, 2008

Carbonara Day

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Il 17 Gennaio qui s'era fatta la giornata del piatto martoriato per eccellenza. Poichè è stato un successone allora ho deciso di fare la settimana della carbonara che è diventato il mese della carbonara e adesso non la vogliono più togliere dal menù dannati loro!! Io l'ho fatta seguendo fedelmente la ricetta del libro della Gosetti, la bibbia dei cuochi italiani anche se devo raccontarla giusta in India il guanciale non l'ho trovato. E l'aglio io ce l'ho messo. Ho fatto pastorizzare le uova, montando le uova intere facendo una sorta di spuma stile zabaglione con il parmigiano e il pecorino incorporato e abbiamo condito gli spaghetti (ho usato quelli alla chitarra) passati in padella con la pancetta coppata e sopra ho macinato una bella spolverata di pepe nero. Poi in cucina alla brigata ho fatto una lunga spiega del perché in Italia non si usa la panna. NO CREAM!! ce l'ho detto e ridetto e alla fine quasi mi hanno capito. Che insomma facciamo cucina italiana e la panna non la usiamo, mica siamo francesi noi! Quasi c'erano arrivati, dicevo quasi ma... alla fine abbiamo aggiunto un cucchiaio di schiuma di latte (quella del cappuccino per intenderci), che i ragazzi non ci potevano stare senza il bianco e sono un po' crollata dopo tanta insistenza yescreamyescreamyescream e vabbè ma la panna NO! il latte? ok va bene, ma diverso. Stile cappuccino? ok...
Insomma ovunque so che i cuochi si sono messi a fare il piatto dei poveri e degli sfigati. Così per ricordarci che stiamo continuando a emigrare. Magari la valigia di cartone l'abbiamo lasciata a casa ma sempre fuori di casa siamo. E forse molti di noi non sanno più qual'è la propria casa. Per dire.

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gennaio 11, 2008

Degli operai

Non ne ho scritto nulla. Com'era la storia? la classe operaia va in paradiso... Anche no.
Alcuni sono morti bruciati. Altri li licenziano.
Credo sia DOVEROSO firmare qui.

gennaio 10, 2008

Come mangiano gli altri


A stare a sentire tutti i clienti stranieri (quelli di passaggio o i residenti in India) sembra che stia facendo una cucina bellissima e meravigliosa. Poi a stare a sentire gli indiani sembra che stia facendo una cucina sciapa e blanda. Troppo poco sapore. Quindi lentamente stiamo facendo due cucine separate: una per l'indiano medio e un'altra per lo straniero. Vale a dire: la pasta super-piccante salata e scotta al primo, al dente e condita il giusto al secondo. Stesso discorso vale per il risotto. Ora abbiamo raggiunto un sottile perfezione percui nessuno si lamenta più. E' difficile? sì. Mi sembra di stare a fare una cucina schizofrenica. Si diceva: de gustibus non disputanda. Apriamo il dibattito sulla memoria della papilla gustativa. Cosa fa la cucina a un popolo? Anzi cosa fa la mamma alla propria prole con il cibo e come la prole s'attacca alla memoria della propria madre attraverso il cibo. Questione complessa. Sono sicura che un giorno verrà fuori che il neurone denominato C18 situato nella zona del talamo venga pesantemente influenzato dai primi sapori materni e che a sua volta il suddetto neurone riassetti tutti i neuroni della memoria sulla suddivisione di buono o cattivo dalla esclusività della primigenitura della sensazione. Per dire.

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gennaio 06, 2008

La disgrazia di un mondo immondezzato


Miei cari piccoli lettori ci sono due blogger particolari che sento il dovere di ringraziare quasi ogni giorno per le belle parole che sanno mettere assieme: Lia e Leo. Li accomuna la lettera ELLE: Lode rivolgo a loro che sanno essere così bravi a scrivere tanto bene. Li elogio inoltre e soprattutto perché (e mi si passi l'aggettivo) sono "danteschi". Di Dante hanno l'epica sublime, il senso civico del sociale e il senso politico d'andare all'essenza delle cose e di dire dei fatti che tutti dovrebbero dire e di sentire sentimenti che tutti dovrebbero sentire. Forse perché insegnano e dio solo sa quanto sia difficile quel mestiere lì: insegnare ai giovani a pensare, che ci vuol una pazienza da beatificazione.
Sulla morte e su come la si affronta ogni società ha i suoi volti e ha la sua storia. Diciamo che c'era un nostro tempo in cui esistevano le prefiche per urlare la dipartita da questo mondo all' altro. E' la maledizione della civiltà industriale che ci ha fatto dimenticare come si piange e si urla e ci si strappa i capelli quando uno muore. Compito che è sempre spettato alle donne che sanno della vita mentre gli uomini portano la morte. E' per questo che gli uomini dovevano trattenersi affrontando dignitosamente il dolore e mostrando con eleganza la forza interiore. E' per questo che Mohamed non piange e si esprime dignitosamente. E' un uomo antico. E' un giovane che ha sì viaggiato, ma lui è grande e non insulta nessuno. Perché sa cos'è la morte. Arriva ovunque e non ci si può far nulla e anche se chiede giustizia intuisce che non la riceverà. Non ci sono giustizie umane sufficienti a ridare vita a una vita stroncata.
Adesso per urla e strilli c'è la televisione. Non ci stanno più le prefiche. Forse è cambiata la tipologia dello strumento.
Sulla monnezza: io ci sono cresciuta a Napoli e dintorni. Ci andavo tutte le estati. Ci sono bimbi che vanno al mare, io no. Io andavo a Napoli e a Sirignano. So bene quanto cattivo odore ho respirato. Da sempre. Potrei parlare per ore della bellezza commovente e soffocante della città e quasi mi vien voglia di andarci ad abitare. I miei avevano addirittura una casa che poco tempo fa è stata venduta. Ma poi mi dico NO. Non credo proprio che potrei mai vivere in quei luoghi forse perché la maggior parte delle persone che conoscevo è morta sparata o di overdose. E i vivi son carcerati. Ho ricordi meravigliosi ma sono ricordi colmi di dolore. Frequentavo persone poco perbene sicuro, ma ribadisco il concetto semmai non fossi stata chiara: nessuno ce l'ha fatta.
Avevo letto tutto d'un fiato 'Gomorra' di Roberto Saviano. Ho ringraziato in cuor mio che Napoli sapesse ancora produrre capacità razionali e civili. E m'era venuto il disagevole pensiero che se esisteva uno come Saviano allora forse c'era ancora speranza. Forse. Poi quando ho rivisto il pattume ovunque m'è venuta la noia. E l'ho capito proprio nel profondo quello che ha scritto l'amichetta Lia.
La faccio moltissimamente breve: sto in India. Madras non è proprio il posto più lindo e pulito della terra. Sento continuamente odori d'immondizia, merda e piscio e mi ricordo di quand'ero piccola e andavo per i vicoli di Sirignano. Quell'odore lì se lo senti da piccola ti rimane dentro e lo riconosci ovunque. E' l'umano che genera immondizia e non ci si libera della propria merda facilmente a meno che non si abbia una buona rete fognaria, un buon sistema di riciclaggio di rifiuti, inceneritori e tutti gli annessi e connessi, comuni che funzionano e strutture che danno lavoro. Vado in giro per quest'India moderna a cui manca di tutto e vedo che lentamente, faticosamente stanno tentando d'essere puliti di fuori. E sì sono ventanni che Napoli non esce dalla monnezza prodotta e ci sta il Vesuvio e mi chiedo perché sia così dannata quella terra che è un po' anche la mia e ogni volta che ci torno m'appare sempre più peggiorata fuori e l'amo da morire ma come dice giustamente Lia non ci potrei mai stare. Mai viverci. Eppure vivo in India. Che giustifico perché mi dico è ancora terzo mondo. Ma Napoli non riesco più a giustificarla. Napoli è una città del mio mondo. NON E' UN TUMORE MALIGNO (seppure lì i tumori son troppi!). E se lo fosse allora m'acchiapperebbe l'angoscia che sempre mi prende quando vedo il Vesuvio e penso che questa è l'ultima volta che vedo Napoli perché magari il Vesuvio esplode con tutto il fuoco lavico e fa pulizia d'una terra disgraziata. Un'idea apocalittica è vero. Ma se la Madre Terra comincia a produrre tumori allora vuol dire che non ne può più dei suoi abitanti.
Mi ricordo sì di come puzzava e di quanto fosse sporca eppure di sacchetti non ce n'erano così tanti e guardandola da questa parte di mondo puzzolente uguale, pieno di plastica uguale, ma così pieno d'ansia modernatrice mi sovviene che qui in India nel 2050 ci saranno solo giovani, e io ci spero cazzo che tra la marea di giovani ci sia una fetta che si batta e metta a posto l'ambiente e la società civile. Mentre a Napoli nel 2050 chi ci sarà? solo Roberto Saviano? Sempre che non l'abbiano ucciso prima perché ha fatto i nomi e perché ha detto a voce alta e scritto innumerevoli volte quello che sapeva. L'idea che viva sotto scorta mi fa incazzare. E' questo il segno preciso della nostra inciviltà.
Non so che risposte dare a una città come Napoli se non dire: basta, uscite e pulite le strade. Piantatela di far soldi sporchi e producete soldi dallo sporco. Piantatela di lamentarvi. Abbiamo la disgrazia di vivere in un mondo immondezzato. Se ci sono paesi puliti impariamo come fare a tener pulito il nostro piccolo paese. Napoli è piccola. Vai a Mumbai e t'accorgi che cosa significa una città immensa. La mafia ci sta pure a Mumbay. E produce una marea di rifiuti pure Mumbay. Ma non è messa come Napoli, cazzo! Negli slum riciclano la plastica : ci fanno capanne. E se ci sono puzze s'usano gli incensi. L'India fa così da sempre.
Vivo la disgrazia d'esser parte della produzione di materia immarcescibile. Tutti i giorni faccio il culo ai miei ragazzi della brigata perché distinguano e dividano tra rifiuti organici, biodegradabili, riciclabili e via dicendo. Lo faccio e mi sbatto qui in India come in Italia e mi seguono. Son giovani ma capiscono che la Terra non può far tutto da sola. Ha altri ritmi e noi andiamo troppo veloci e la distruzione subitanea del pattume non fa parte dell'ecosistema. La Natura è pulita di suo. C'ha una miriade di insetti e animali che fan da spazzini. Ma questi spazzini la plastica, la latta e il vetro non son capaci di digerirli e noi non siamo capaci a quanto pare di mantenere linda la Natura e in generale l'ambiente. Percui bisogna far qualcosa tutti i giorni.
Da quaggiù soffro, mi sento in colpa e mi vergogno. Soffro perché vedo l'estetica a puttane e il bello che diventa brutto e maligno, mi sento in colpa perché non posso far nulla di più ma soprattutto mi vergogno perché non m'appare uno spiraglio di speranza. Come dire la morte civile, politica e sociale.
Quanto ai giovani che della gamorra son parte ecco per loro so che non vivranno così tanto a lungo da vedere un mare pulito e da respirare un'aria limpida 'ché la terra non sarà lieve. Sarà pesante assai con tutta la monnezza che dovranno sopportare di sopra.
A meno che il Vesuvio non sia la soluzione. Per dire. O sul serio.

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gennaio 01, 2008

L'ultimo dell'anno tra riso e pianto


C'era una quantità di gente che non vi sto neanche a raccontare. Vecchi, bambini d'ogni età, giovani e ragazzine, donne e uomini che volevano mangiare e festeggiare. Avevano vestito a festa la cucina centrale, l'hanno pulita ben bene e le hanno dato anche una mano di bianco avorio e al centro una quantità di cuochi e commis, pentoloni e pentoline, forni tandoori e quelli a convenzione, un frastuono assordante e tutt'attorno il buffet di cibi speziati e piccantissimi, e poi si passava nella stanza color rosso velluto piena di dolci e dolcezze, biscotti e brownies ma non c'erano panettoni e pandoro, che insomma siamo in India e non sanno neanche cos'è il panettone e il pandoro. Un frastuoni di luci e di colori, di saree sberluccicanti e di gioielli paurosi. La main kitchen ha dato da mangiare tranquilla e festante a 500 persone, tutti in fila con i piatti pieni si sono abbottati di cibo segno del favore degli dei e parevano felici.
Avevo fatto un menù da capogiro di capodanno e poi son arrivati gli ospiti e tra questi una coppia anziana che sembrava appartenesse a un altro secolo. Gentilissimi e belli si son seduti e hanno ascoltato la mia spiegazione che guidandoli li ho portati nei meandri di sapori a loro sconosciuti. Si ricordavano d'essere venuti in Italia nei lontani anni settanta e mentre osservavo la signora che sembrava uscita da un libro di favole tant'era bella e aggraziata con il saree da milleeunanotte, arancione viola e rosso, e con addosso gioielli antichi tra diamanti e rubini di quelli che puoi comprarci una decina di case, ho pensato che erano degli anziani signori di quelli dal fascino solare e sorridevano e stavano ancora assieme dopo tanti anni. Finite le innumerevoli portate, m'hanno raccontato che era stata una vera esperienza e tra un augurio e l'altro è finito l'anno senza quasi che m'accorgessi. In cucina ho baciato e abbracciato tutti che gli indiani raramente s'abbracciano (e già per loro è segno d'affetto enorme e strabiliante) ma non si baciano per nulla e quando io ho dato dei baciotti sulle guancie si son imbarazzati assai ma è piaciuto loro un casino e ridevano tra felicità e sorpresa. Ho baciato anche il GM che tutto gallettoso ha urlato: chi ha fatto l'esperienza di essere baciato da tanta bellezza? e hanno alzato tutti la mano mettendosi a sghignazzare come pazzi. Lui c'è rimasto un po' strano.
Poi ho controllato i siti dei giornali e ho scoperto che Ettore Sottsass è morto e son finita che quasi piangevo perché l'ho conosciuto e ho fatto da mangiare a tutto il suo studio di cui mezzo son amichetti miei. E mi è spiaciuto tanto che sia morto seppure c'aveva la sua età e ha vissuto benissimo viaggiando e facendo le cose che gli piaceva fare, conoscendo un sacco di persone belle. Così è finito il mio anno tra riso e pianto che quasi mi mettevo a cantare '...e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango', che poi vai a vedere è la versione modernissima dell'emozione di cadere dalle stelle alle stalle. Mica per dire. Sul serio.